Presentazione del progetto "Penna Cenerina"
“Cominciò a camminare attraverso il parco e sotto una panchina, sotto un albero, la vide seduta. Aveva un ombrellino di seta grigia: come aveva potuto immaginarla con uno rosa?”.
Questa citazione è tratta da un classico della narrativa americana del primo Novecento.
L’età dell’innocenza uscì a puntate per la prima volta nel 1920 sulla rivista Picture Review, divenne volume nello stesso anno dalla casa editrice D. Appleton and Company e valse alla sua autrice, la scrittrice e poetessa newyorchese Edith Wharton, il Premio Pulitzer – prima donna della storia a vincerlo.
Le frasi citate, rivolte da un uomo a una donna che ambisce a conquistare e che crede di conoscere, ci raccontano innanzitutto di quanto troppe volte ci affidiamo alla supposizione per colmare una realtà di cui poco o niente siamo consapevoli; di come a volte, còlti da pigrizia, ci limitiamo a scorrere velocemente i contenuti di uno scritto senza approfondirli; di quanto possiamo imparare leggendo tra le righe, e non solo su di esse; di come troppe volte siamo propensi ad accontentarci di leggere una singola recensione o intervista piuttosto che scoprirne altre cento sullo stesso argomento.
Se applicassimo questa considerazione al mondo dei libri pubblicati, in sostanza, potremmo renderci conto di quanto poco conosciamo del vastissimo mondo editoriale che riempie e ha riempito scaffali di biblioteche, librerie e soffitte; di generi letterari, di anni di pubblicazione, di testi preziosi fuori catalogo e fuori commercio….
Così, con la consapevolezza rassicurante che nessuno riuscirà mai a conoscere né leggere tutto ciò che è stato scritto – solo il Pi greco può riuscirci, ma sfortunatamente non è umano, solo una bestia matematica tra le più affascinanti e complesse – né che una sola opinione possa essere formulata in merito, su questo sito che parla di libri e cultura troveranno spazio contenuti afferenti al mondo letterario e saggistico, ma anche riflessioni culturali e sociali, sempre con un filo conduttore: la ricerca, la lettura, la curiosità di conoscere qualcosa di nuovo, il tentativo di non accontentarsi della nostra opinione.
Perché leggendo un approfondimento dedicato a un titolo potremmo incuriosirci e leggerne altri dello stesso autore, che ancora non conosciamo; perché imbattendoci
nell’analisi di un testo di genere che abbiamo sempre snobbato potremmo dargli una possibilità, e uno spazio, nella nostra libreria; perché scrollando le fotografie scattate a una mostra d’arte potremmo sentire riaccendersi un fuocherello sopito dagli anni della scuola, e chissà mai che non volessimo riattizzarne i ciocchi.
Per Penna Cenerina, nome del magazine letterario che abbina un sostantivo subito associabile a uno strumento di scrittura a un aggettivo che sa di antico e datato, di richiamo tanto a un airone quanto a un personaggio di fiaba tra i più conosciuti, la consapevolezza che quell’ombrellino di seta rosa era in realtà di seta grigia è anche
un’epifania grafica ed estetica: una scelta che i propri redattori difendono con un entusiasmo e un’abnegazione pari solo a quella di Don Chisciotte che si avvia al galoppo contro poderosi giganti. E poco importa se la sua lancia si spezzerà contro indifferenti mulini a vento: qui nessun Sancho Panza sbucherà al margine della pagina a rimproverare la genuinità di quanto si scrive sul mondo…
La redazione