Alla presentazione del libro Piazza Municipale, Ferrara torna a guardarsi allo specchio tra cultura diffusa e cultura alta.
Ferrara, 2 ottobre. Siamo al Ridotto del Teatro Comunale per Internazionale a Ferrara 2026, sullo sfondo la slide con il mappamondo. Al tavolo dei relatori non c’è solo Gaetano Sateriale con il suo ultimo libro, Piazza Municipale, ma ci sono Anna Maria Giordano (Radio3Mondo), Giovanni De Mauro (Fondatore e Direttore di Internazionale) e anche Matteo Lepore, sindaco di Bologna.
E del libro si è parlato, ma si è parlato soprattutto di tutto il resto. Che è esattamente quello che fa Sateriale nel suo libro: parte da un aneddoto, da una piccola storia ferrarese, e arriva a parlare del mondo.
La solitudine dei cittadini primi
Lepore ha aperto con quello che è stato il filo conduttore di tutto il pomeriggio: la solitudine del sindaco. Ha raccontato di quei tavoli pieni di tecnici, enti, consulenti, riunioni esplorative che non finiscono mai quando devi prendere una decisione su ambiente, catastrofi, urbanistica o in qualsiasi settore dove possano poi esserci responsabilità penali a ricaduta sui cittadini si arriva al momento in cui tutti escono e resti solo tu. La decisione è una sola e pesa tutta sulle tue spalle. Da solo. Le stesse sensazioni che ha vissuto Sateriale in tanti momenti cruciali per la vita della città.
Lepore d’altra parte non lesina complimenti a Ferrara: quando lui era solo un consigliere di circoscrizione a Bologna, Ferrara era il modello da prendere in considerazione ed erano gli anni in cui era Sindaco Sateriale: per le mostre a Palazzo dei Diamanti e per la capacità di essere un faro culturale internazionale. E ha attribuito a Sateriale il merito di aver tenuto insieme, nei suoi due mandati dal 1999 al 2009, due anime che spesso non si parlano: la cultura diffusa, quel rapporto fortissimo e quotidiano con l’associazionismo, le parrocchie, i centri sociali ferraresi, e la cultura alta, elitaria, di grandissima qualità portata in città.
Sateriale, dal canto suo, non ha fatto un bilancio: Piazza Municipale non è un libro di rendicontazione ma un racconto di dieci anni fatto di aneddoti, alcuni seri, altri divertenti, quasi paradossali, vissuti da sindaco a Ferrara e da cittadino italiano in giro per il mondo.
Ieri li ha riassunti in quattro parole chiave, che sono anche le quattro domande che la moderatrice gli ha lanciato: popolarità, consenso, decisione, solitudine.
Sateriale si è definito, senza giri di parole, un sindaco di rottura. Emerge chiaramente dalle sue parole come, dopo quindici anni di governo della città da parte dello stesso Sindaco, Ferrara avesse bisogno di un cambiamento. Un tessuto economico e sociale fermo con logiche che andavano scardinate. Romperlo ha voluto dire, a volte, andare anche contro le indicazioni del suo stesso partito. Cercare di applicare un’idea di bene comune, anche a costo di non piacere.
E poi c’è stato il passaggio più inaspettato, quello che Lepore ha regalato a Sateriale e a Ferrara: il racconto del suo rapporto con Zohran Mamdani, il sindaco di New York. Mamdani guarda a Bologna come a un modello per i servizi sociali, la scuola, la cultura. Quella che era ‘Bologna la Rossa’, la città comunista, oggi diventa modello per un’ideologia socialista a New York. La stessa idea di città, di convivenza plurale, che Sateriale rivendica nel suo libro.

Sateriale e Lepore alla presentazione
Oggi, scrive Sateriale nella quarta di copertina, che il mondo sembra girare a rovescio, di quella convivenza plurale si sente la mancanza.
Chi, come chi scrive, è stata per dieci anni la sua segretaria particolare, in quelle parole ci ritrova tutto: la fatica di quelle decisioni prese da solo e la testardaggine di chi voleva tenere insieme la piazza del paese e il mondo intero. Che poi è il senso di Piazza Municipale. Interessante il contributo di Giovanni De Mauro che ha raccontato come è nato il festival e io ne sono stata testimone diretta che è andata proprio così!
A ritroso: come è arrivato a Ferrara il festival di Internazionale?
Estate 2006: Gaetano Sateriale, allora sindaco di Ferrara, chiama in redazione a Roma. Chiede a Internazionale se sono interessati a fare un festival nella sua città. Da lì nasce tutto. Ventesima edizione (sic…!, ndr.). De Mauro è categorico: “un’intera generazione di lettrici e lettori del giornale è passata da Ferrara e lì ha scoperto mondi, capito cose, soprattutto ha incontrato altre persone. Perché funziona? Perché la parte più importante del festival è l’incontro e il confronto tra giornalisti e autori stranieri, lettrici e lettori, e la redazione. Il festival è anche il posto dove sono nate amicizie, coppie e perfino qualche figlio.
Il programma della prima edizione stava tutto su due pagine. Oggi, stampato, ne occupa più di venti. Nel 2007, commentando la prima edizione, scrissero: ‘Qualcosa è successo, a Ferrara. E i numeri da soli non riescono a raccontarlo’.

Gaetano Sateriale in un momento della presentazione
La frase che vale ancora oggi. C’era l’affetto dei lettori venuti da tutta Italia. C’era il calore con cui la città ha accolto un’invasione pacifica. C’era la buffa babele di lingue nata dalle parole dei giornalisti di tutto il mondo. E mentre sui giornali italiani infuriava il dibattito sul qualunquismo, per tre giorni a Ferrara migliaia di persone, di ragazze e ragazzi, hanno partecipato con passione e grande attenzione a decine di incontri su Medio Oriente, fotografia, America Latina, giornalismo, Cina, Sudafrica, guerra in Iraq, terrorismo, spettacoli, mostre…
La conclusione di De Mauro? Se i cittadini rifiutano la politica, il problema è della politica, non dei cittadini. Con piccole modifiche, sono parole vere ancora oggi.








