E’ estate, è il 7 luglio del 1960.
A Reggio Emilia le strade che confluiscono nell Piazze dei Teatri si riempiono di ragazzi con le magliette a strisce – così venivano chiamati i protagonisti, spesso giovanissimi, delle proteste che animarono le piazze italiane nel luglio del 1960, dalla moda marinière che nel decennio spopolava anche in Italia. Sono stati richiamati dal PCI e dal sindacato per protestare contro il congresso dell’imminente Movimento Sociale Italiano e contro il Governo Tambroni, il primo nella storia repubblicana che proprio grazie ai voti neofascisti del MSI e della Democrazia Cristiana aveva raggiunto la maggioranza il 26 marzo di quello stesso anno. Il congresso, ironia della sorte, era stato organizzato a Genova, città decorata di Medaglia d’Oro al Valor militare per la Resistenza il Primo agosto 1947.
Accorre il Reparto Celere della Polizia che ha licenza di sparare sulle decine di migliaia diex partigiani, operai, uomini, ragazzi.
Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, disarmati, vengono falciati dagli spari delle forze dell’ordine. Altre trentacinque persone vengono ferite; l’asfalto restituisce trecentoquaranta bossoli.

La storia dell’oggi, risultato di quanto è successo ieri
Non sbuca dal nulla né per caso, questa giornata di mattanza: affonda rabbia e radici nel quarant’anni antecedenti, e fa parte della lunga coda di manifestazioni di piazza nate in corpo al secondo Dopoguerra per protestare contro le condizioni lavorative che sfociavano in miserrime condizioni di vita e di lavoro per operai e braccianti.
C’erano stati, solo una settimana prima, i Fatti di Genova, che seguivano lo sciopero e gli scontri indetti dalla Camera del Lavoro; preceduti dall’Eccidio delle Fonderie Riunite di Modena del 9 gennaio di dieci anni prima, in cui la polizia aveva ucciso sei manifestanti durante una protesta contro il licenziamento di più di cinquecento operai metameccanici. Il 17 maggio 1949, nel corso di una manifestazione contro crumiraggio e sfruttamento, era stata l’operaia e attivista Maria Margotti a cadere sotto i colpi d’arma di un carabiniere nelle campagne di Marmorta di Molinella.
E ancora ci sarebbero stati i Fatti di Piazza Statuto a Torino nei primi giorni di luglio del 1962, la battaglia di Valle Giulia del Primo marzo 196… fino a scivolare nella china degli Anni di Piombo.
Le vicende ripercorse in questo romanzo sono una delle numerose pagine nere che costellano la storia di un Paese che, privato di una Norimberga e battezzato politicamente con un liberi tutti, si vede rientrare dalla finestra chi era stato cacciato a calci – a volte neppure solo metaforicamente – dalla porta, mai andatosene davvero.
Un dimostrante e un poliziotto che si inginocchia, prende la mira e spara; il manifestante morente sull’asfalto Afro Tondelli e il suo carnefice, chiamato semplicemente poliziotto, precisa scelta narrativa attuata da Varesi – l’autore dello sparo è in realtà identificato da vari testimoni nell’agente di Polizia Orlando Celani: è attraverso le loro voci alternate che il giornalista e scrittore Valerio Varesi costruisce il suo ultimo romanzo storico, È sangue di noi tutti; il secondo per I Narratori di Neri Pozza dopo Estella. La vita straordinaria e dimenticata di Teresa Noce, uscito nel 2024.
Romanzo di una strage a due voci contrapposte
A capitoli alternati, Tondelli e il poliziotto raccontano attraverso vicende personali che si intrecciano inevitabilmente il luogo e il tempo a cui si è arrivati, i percorsi politici e sociali che sottendono a immagini non nuove alla cronaca contemporanea – zigzagando negli anni successivi non sarà raro imbattersi in divise che replicano le medesime azioni, a ennesima dimostrazione che la storia tende a ripetersi, con le inevitabili variabili legate alla contingenza storica, sociale, geografica.
“L’idea inizialmente proposta per il titolo – spiega l’autore – era inizialmente Il sangue dei vincitori, che ha poi lasciato il posto al verso della canzone di protesta Per i morti di Reggio Emilia, che il cantautore e politico Fausto Amodei scrisse proprio per ricordare le vittime di questa strage.”
“Compagni sia ben chiaro
Che questo sangue amaro versato a Reggio Emilia
E’ sangue di noi tutti
Sangue del nostro sangue
Nervi dei nostri nervi”Per i morti di Reggio Emilia, F. Amodei, 1960
“La scelta del protagonista ricade tra tutti e cinque proprio su Afro Tondelli per due motivi ben precisi. Era stato un partigiano durante la Resistenza, innanzitutto. E aveva un fratello in vita, Learco, il maggiore della sua famiglia, preziosissima fonte di informazioni sulla vita della famiglia e di Afro: ho avuto la fortuna di poter ascoltarlo in tempo. Lui è stata la mia fonte storica per eccellenza – il primo della famiglia, come mi raccontò, a poter studiare conseguendo il diploma, frutto di rinunce e scelte consapevoli da parte della famiglia stessa – insieme allo studio della documentazione disponibile all’Archivio di Stato di Reggio Emilia.”
Nel Cinquanta eccome se avevano sparato i poliziotti repubblicani. […]
La strage era cominciata alle dieci del mattino in un gennaio gelido con la neve per le strade. Il questore di Modena, lo stesso dei tempi di Mussolini, era stato esplicito.
“Vi stermineremo tutti”, aveva avvertito. E così era stato.
La storia narrata da Varesi ripercorre a ritroso vite parallele e opposte; e se appare solidissimo il credo di Afro Tondelli, resistente e dall’educazione basata su principi antifascisti, che ne modella il carattere, la volitività e la fermezza con cui resta fedele alla incrollabile certezza di essere dalla parte giusta della storia, è altrettanto evidente l’ignavia del Poliziotto, plasmato dal fascismo, stolido nel lasciarsi trascinare verso la corrente del più forte, della violenza quale unico metodo risolutivo nonché forma di dialogo; di una unica educazione improntata a obbedire agli ordini, di qualunque tipo essi siano, senza farsi domande né porsi dubbi.
La scuola non era mai stata il suo ambiente, né la testa a suo agio nell’apprendimento. Delle bocciature non si era fatto un cruccio. Pensava che in fondo non fosse così importante saper maneggiare tante nozioni, bastava avere alcune idee chiare e semplici da seguire. A indicarle provvedeva il partito e a pensarle pensava il Duce. Il poliziotto era nato per eseguire, che oltretutto risultava più comodo.
Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera urla il vento e soffia la bufera
Non c’è salvazione apparente, in queste pagine scritte da Varesi: solo una lucida, consapevole analisi di un eterno ritorno del male che chiunque può leggere e osservare un passo oltre la porta di casa.
Al processo per la strage, scippato a reggio per Milano, saranno tutti assolti. Nessun colpevole, nessuno che abbia pagato. Gli assassini in divisa in libertà, pronti a uccidere anche l’evidenza dei fatti.

Valerio Varesi alla presentazione del libro a Ferrara, 1 settembre 2026








