Ferzan Ozpetek non ama le definizioni, né tantomeno definirsi: perché è artista e persona, perché è una filosofia di pensiero, perché per quelli come me che lo amano diventa quasi un credo religioso.
Perché Ferzan riassume vita e morte attraverso le emozioni che dispensa con i suoi film, con i suoi libri e con il suo stile di vita. Ozpetek è un uomo e artista che non ha mai avuto paura di uscire dalle convenzioni sociali e di assumere posizioni nette. Negli anni ha sposato molte cause sempre con coraggio: lo ha raccontato al Teatro Duse Bologna portando in scena lo spettacolo Ferzaneide, condividendo con il pubblico in sala frammenti di vita artistica e privata, raccontando ricordi e suggestioni, rievocando figure umane che hanno inciso sul proprio percorso di uomo e professionista – il teatro: altro luogo di felicità e sopravvivenza di anime.

Essere presenti e parteciparvi è come essere in famiglia tra le sue amate mummie, gruppo del quale ci sentiamo virtualmente parte. E per chi, come la sottoscritta, lo segue fin dagli esordi di Bagno turco (Hamam), film del 1997, ogni sua uscita cinematografica o narrativa rappresenta una epifania: è una magia, è come tirare un profondo respiro mentre lo si ascolta, mentre si parla con lui e si ricevono bellissime dediche che fissano un incontro per l’eternità su carta e nella vita, in questo mondo che affonda e spinge al baratro culturale, ideologico e individuale.
Il momento giusto in cui incontrarsi
Cuore nascosto (Mondadori, 2024) è un romanzo emozionante e profondo che esplora i temi dell’identità, dell’amore e della perdita. La storia segue Alice, una ragazza siciliana che, dopo aver incontrato la misteriosa zia Irene, inizia un viaggio di scoperta di sé e della propria passione per la recitazione.
Ozpetek, con la sua maestria narrativa, crea un’atmosfera evocativa e suggestiva, trasportando il lettore nella Roma degli anni Novanta e nei paesaggi siciliani. Una scrittura visiva e avvolgente fa sentire il lettore come se fosse lì, a vivere la storia insieme ad Alice.
Il romanzo è anche un’esplorazione della relazione tra due donne, Alice e Irene, che si incontrano in momenti diversi della loro vita e si influenzano a vicenda. È un’ode all’amore, alla creatività e alla resilienza femminile.
Questo è un libro che ti cattura e ti coinvolge fino all’ultima pagina, lasciandoti con un senso di meraviglia e di riflessione. Ozpetek sembra sempre un amico con cui parlare e le sue suggestioni portano tumulto e pace nei nostri pensieri perché nelle sue pagine si trova sempre una luce, un incanto che ti porta per mano nel suo mondo senza che tu te ne accorga.
Quanto è complessa un’identità?
Come un respiro (Mondadori, 2020) è un romanzo che ti avvolge come un abbraccio caldo e ti porta in un viaggio emozionale nel cuore della famiglia e dell’identità. La storia segue la vita di una famiglia italiana, con tutte le sue complessità e contraddizioni, mentre affronta le sfide dell’amore, della perdita e della scoperta di sé.
La scrittura di Ozpetek è come un respiro, fluida e naturale, che ti trascina nelle vite dei personaggi e ti fa sentire come se fossi lì, a condividere le loro gioie e le loro sofferenze. I personaggi sono profondamente umani, con tutte le loro debolezze e le loro forze, e la loro evoluzione è come un viaggio di scoperta di sé.
Il libro è un inno all’amore e alla famiglia, ma anche un’esplorazione profonda delle complessità dell’identità e della cultura italiana. Ozpetek ci regala un romanzo che è come un respiro, un momento di riflessione e di connessione con la nostra umanità.








