Il libro racconta la vita a Berlino durante il Terzo Reich. Volendo si potrebbe finire la descrizione così, aggiungendo che ci sono moltissimi riferimenti storici, che il libro scorre ed è ordinato. Potremmo aggiungere che gli aneddoti contenuti sono molto coinvolgenti e che la nostra curiosità su un mondo così lontano ha tantissime risposte.
Se vogliamo invece approfondire meglio, in realtà ha delle sfaccettature inaspettate che rendono la lettura interessante non solo per i contenuti, quanto per la creazione dell’atmosfera che si respirava dentro e intorno a Berlino.
Berlino scopriamo che al tempo non era la Germania al pari di oggi in cui New York non è gli USA.
Nella storia che tanto velocemente leggiamo a scuola, tendiamo a pensare alla Germania nazista come a un monolite scolpito nell’arianesimo, nell’antisemitismo e nell’imperialismo. Questo libro sfata questo mito, raccontando come Berlino fosse gestita come una città a parte, una Roma (imperiale) moderna, cui non far mai mancare il grano, nascondere le sconfitte, lasciare spazi di incontro e libertà di costumi, abitudini estirpate dal resto della Germania e del Reich.
Attraverso le pagine del libro viene riposizionato Hitler, non più un uomo solo al comando, un pazzo che con la magia ha assoggettato un popolo intero, bensì un politico che per vincere ha lasciato spazio all’esercito (ridando spazio a un’istituzione che dopo la prima guerra mondiale aveva perso lustro e autonomia), un politico che necessitava di luogotenenti, che costruirono il consenso con la propaganda e il terrore.
Un uomo con debolezze che sfociarono nella paranoia e nella follia quando vide crollare l’impero pezzo dopo pezzo. Questo libro prende una città, Berlino, ridà dignità alla sua storia, alla sua peculiarità, alla sua cittadinanza. Contemporaneamente racconta il mondo che nel frattempo si disfava e si ricomponeva e si ribellava.
In ultimo il libro crea un perimetro intorno a Hitler, mostrandoci come la sua follia fu sfruttata da alcuni, apprezzata da una parte e subita da molti.
Chiudendo il libro ci si chiede: se Berlino avesse subito fin da subito i colpi della guerra, della fame, della violenza, il Reich sarebbe durato così a lungo? Sicuramente Hitler e i suoi collaboratori avevano studiato a fondo la storia e avevano protetto la capitale, così da avere consenso, neutralità perlomeno, così da non essere disturbati nel muovere le pedine senza impedimenti provenienti dall’interno.
Una lezione antica e moderna, che caratterizza l’odierna gestione del potere autoritario.








