C’è un libro, piccolo e prezioso, a cui sono profondamente legata. È Fondamenta degli incurabili, un breve scritto in cui il premio Nobel Iosif Brodskij esprime tutto il suo amore per Venezia, la sua città di elezione.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo per caso, su un treno al rientro da una trasferta veneziana, lasciato lì da un’anima distratta. Mi piace pensare che questo racconto sia un filo sottile che mi lega a uno sconosciuto attraverso una comune passione per Venezia.
Le chiacchiere sul treno con perfetti sconosciuti, che poi così sconosciuti non sono mai
Brodskij ha saputo descrivere l’anima più vera di questa città, che ha vissuto e amato profondamente. Uno zio veneziano mi raccontava di averlo incontrato una volta, incantato dalla bellezza di un palazzo antico. E la stessa Venezia è ancora piena del suo spirito: se vi capita di passare per le Zattere, troverete una targa che ne ricorda la permanenza in città.
Quel che colpiva Brodskij, in particolare, era la capacità di Venezia di trasformarsi in immagini. Una capacità unica, forse dovuta al continuo rispecchiarsi nelle acque, forse agli scorci improvvisi e irripetibili che sanno regalare le sue calli.
La Mostra del Cinema tra grande pubblico, appassionati cinefili e operatori di settore
In questo periodo di fine estate, Venezia, o meglio il Lido di Venezia, si trasforma a sua volta nel regno delle immagini, grazie alla Mostra del Cinema. Ogni anno, in questo spazio incantevole e raccolto, dal Palazzo del Cinema all’Hotel Excelsior, si riunisce tutto il mondo del cinema: dalle star più celebri ai registi, dagli sceneggiatori ai giornalisti, fino agli operatori del settore provenienti da ogni parte del mondo.
È un appuntamento fisso che, tradizionalmente, accompagna la fine dell’estate e che quest’anno si svolge dal 2 al 12 settembre. Un’occasione unica per vivere il cinema da dentro, assistere agli incontri con gli autori e ascoltarli raccontare le proprie opere, vedere film, documentari e cortometraggi che altrimenti sarebbe difficile incontrare in sala. E così si può passare dall’atmosfera più intellettuale e raccolta della Sala Darsena a quella glamour e patinata della Sala Grande, dove il cinema diventa anche spettacolo.
La peculiarità della Mostra del Cinema di Venezia sta proprio nel saper conciliare due aspetti del mondo cinematografico che altrove possono sembrare contraddittori: il prestigio culturale e la ricerca di un cinema d’autore, da una parte, e la capacità di attirare il grande pubblico, le star internazionali, la stampa e l’industria cinematografica, dall’altra.
È questa caratteristica a distinguere Venezia da molte altre manifestazioni e che, nel corso degli anni, le ha permesso di esercitare una vera e propria funzione di orientamento dello sguardo sul cinema. È il festival cinematografico più antico del mondo, ma la sua longevità non è soltanto una questione anagrafica: è anche la capacità di rinnovarsi senza rinunciare a un’idea alta di cinema, dando spazio ad autori, linguaggi e opere che non erano ancora entrati pienamente nel circuito della notorietà.
Tra valore cinematografico, capacità visionaria e dibattito di società
Venezia è così diventata un punto di riferimento per il cinema in tutte le sue dimensioni: arte, pensiero, industria e linguaggio.
I film scelti per la Mostra non rispondono infatti alla sola logica commerciale, ma entrano a far parte di un dibattito culturale più ampio. La selezione è accurata e rigorosa e mira a valorizzare le opere per il loro valore cinematografico, per la capacità di proporre una visione, un linguaggio o una lettura originale della realtà.
Nel Concorso della 83ª Mostra del Cinema di Venezia sono 21 i lungometraggi presentati in prima mondiale, chiamati a contendersi il Leone d’Oro e gli altri principali riconoscimenti. Un numero volutamente ristretto, che sottolinea il valore della selezione e affida a una giuria internazionale, composta da personalità del cinema e della cultura provenienti da diversi Paesi, il compito di valutare le opere e assegnare i premi alla regia, alla sceneggiatura, alle interpretazioni e al miglior film.
Accanto al Concorso c’è poi la sezione Fuori concorso, che non va interpretata come una categoria di serie B.
Al contrario, permette alla Mostra di ospitare opere importanti che non partecipano alla competizione: film di autori affermati, opere in cui la dimensione spettacolare si accompagna a una particolare originalità espressiva o narrativa, film non narrativi e, oggi, anche serie e miniserie d’autore.
Venezia Classici è invece la sezione dedicata alla memoria del cinema: presenta restauri di opere del passato e contribuisce alla conservazione e alla riscoperta di film trascurati, dimenticati o semplicemente sottratti, con il passare del tempo, allo sguardo del pubblico. La Mostra costruisce così una linea temporale nella quale passato, presente e futuro del cinema convivono.
Infine c’è Orizzonti, forse la sezione che più chiaramente rivela la vocazione della Mostra alla ricerca. È dedicata alle nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema internazionale, con particolare attenzione agli esordi, agli autori emergenti o ancora non pienamente affermati, alle produzioni indipendenti e alle cinematografie meno conosciute.
È, in altre parole, uno dei luoghi nei quali Venezia può esercitare quella funzione di scoperta che la caratterizza: non soltanto proporre agli spettatori i film che tutti aspettano, ma anche accompagnarli verso una filmografia che ancora non conoscono.
Chissà cosa avrebbe pensato Brodskij di questo via vai di notorietà, di abiti elegantissimi e improbabili, di questo discutere delle nuove tendenze del cinema, di tutto questo vedere e farsi vedere, di questo mondo di immagine del cinema, che attraverso le immagini sa ancora incantarci come bambini davanti a una magia.
Forse sarebbe caduto anch’egli in questa magia, o magari si sarebbe semplicemente fermato a contemplare dal lido lo spettacolo del sole che tramonta su Venezia.














