Una sveglia ragazzina vestita di una giubba rossa, fornita di una busta per la spesa, che finirà per essere accompagnata sulla strada di casa da una stramba comitiva a metà tra i Musicanti di Brema e un’Arca di Noè: comincia così questo racconto di Michael Rosen con i disegni della illustratrice Helen Oxenbury, che danno alle stampe un secondo lavoro a quattro mani da quel 1989 (anno della prima pubblicazione in inglese; la versione italiana arriverà nel 2000) in cui esordirono con A caccia dell’orso (We’re Going on a Bear Hunt) divenuto un classico per l’infanzia.
Un ritorno a quattro mani, dopo un classico per l’infanzia
Questa volta, il poeta e romanziere insignito nel 2009 del titolo di Children’s Laureate – titolo che manterrà fino al 2009 – si cimenta con una storia che ha per protagonista un solo personaggio umano, ovvero una bambina, alle prese con un compito che gli assegnato la madre: andare al mercato a far compere. Un incipit narrativo che potrebbe essere quello di ognuno di noi durante una lontana giornata d’infanzia. E che, come probabilmente quello di ognuno di noi, ha avuto risvolti e conseguenze ben diverse da quanto avrebbe dovuto essere quella particolare giornata.
Così accade che, alla richiesta della bambina di una carota, il venditore travisi le sue parole e le proponga tutt’altro, ovvero un pappagallo rosso. Sarà solo l’inizio di un’avventura tanto stramba quanto istruttiva, nelle cui pagine possono perdersi piccoli e adulti, e che vede alternarsi, volta dopo volta, una sempre più stupita ragazzina che torna a casa avendo mancato le consegne corrette che la mamma le aveva impartito.
Così, alla richiesta di un cappello, è un gattone bianco e nero che le viene proposto; e invece di una torta al cioccolato, sarà un pitone maculato a volerle essere venduto dal volenteroso commerciante. Che dire poi se, a una vostra richiesta infantile di una comoda poltrona, vedeste fare la propria comparsa un’orsetta ‘bella e buona’?
Una commedia degli equivoci nella veste di albo illustrato
Verrebbe da sorridere, certo. Ma interessante è anche notare come, a ogni proposta ‘sbagliata’ che la venditrice o il venditore di turno fa alla ragazzina, la riposta è un deciso ‘NO’, impresso in grafia maiuscola: sa di non avere bisogno dell’alternativa proposta, e sa che la mamma le ha chiesto ben altri oggetti da comprare.Un ‘NO’, così deciso, che ricalca il diniego impartito dal genitore stesso, la decisione finale per eccellenza che si riceve così spesso quando si è bambini (‘NO, perché è pericoloso’; ma anche ‘NO, perché non ci occorre’ e ‘NO, perché è sbagliato’… e tanti altri). Forse per spirito di emulazione nei confronti della mamma, ripercosso fuori dalle mura domestiche; o forse per un’autonoma consapevolezza: ‘SA’ che quello che farebbe non è quello che le è stato chiesto.
Eppure, quando dalla carta di uno dei numerosi pacchetti sbuca un cane scodinzolante al posto di una tazza per tisane, la sorpresa lascia il posto alla meraviglia, e il lettore – anche quello adulto – non può non gioire e sorridere insieme alla protagonista. Se da un lato infatti l’eroina della spesa sa bene cosa non deve comprare – perché è superfluo, perché non è commestibile, perché semplicemente non è contemplato nell’incarico che riceve dal genitore -, dall’altra non può fare a meno di restare affascinata – e il lettore insieme a lei – del serraglio che la segue scodinzolando, svolazzando, strisciando e belando, a seconda della natura dei soggetti, fino a casa.
Il nonsense è compiuto; la fine rocambolesca della storia catapulta il lettore in un’altra filastrocca, messa in musica dal Maestro Angelo Branduardi nel 1976, dove, anche qui esibendo un parterre di animali che mette in scena il motto latino ‘Ubi maior, minor cessat’, a fare le spese di una serie di sfortunati eventi – Lemony Snicket ci insegna qualcosa a tal proposito – è il topolino comprato da un papà dal mercato e portato in dono al figlio.
L’importanza della traduzione, che c’è (ma non si deve sentire)
Un aspetto interessante e pieno di cura nei confronti di chi leggerà il libro riguarda invece la traduzione dall’inglese all’italiano.
Al principio del libro si nota infatti una interessante specifica: la traduttrice avverte il lettore del fatto che la versione originale inglese del testo propone un gioco basato su un cambio di lettera. In questo modo ‘carrot’ (carota) diventa ‘parrot’ (pappagallo), ‘hat’ (cappello) si tramuta in ‘cat’ (gatto): scambi che danno luogo agli equivoci che movimentano le azioni, dando luogo a una divertente commedia degli equivoci. Per mantenere la resa musicale, stilistica e di rima – resa che è ritmica, accattivante, incalzante – è stato quindi necessario, avverte l’autrice e traduttrice Chiara Carminati, cambiare alcune parole.
Movimento narrativo pagina dopo pagina
Qui risiede una delle varie competenze del traduttore, che affornta la difficoltà di traduzione (e della traduzione) attingendo al proprio bagaglio culturale e lessicale con creatività ma anche con rigore, rispondendo alle necessità del testo: non si può, ad esempio, riprodurre qui – e per ovvie ragioni – lo stesso escamotage, perché le parole non rimerebbero. Ancora più difficile quando la lettura riguarda un libro illustrato, come in questo caso, dove le immagini lasciano poco scampo alla libera riproduzione delle parole appena lette.
Un aspetto, questo, che non sempre sovviene quando leggiamo un libro; e che riguarda quella che è non solo una traduzione, ovvero una trasposizione linguistica, semantica e – talvolta – sinologica di un testo, ma una vera e propria ‘riscrittura’ di un testo in un altro. Non è un caso se una traduzione professionale da una lingua a un’altra è regolata da un contratto editoriale, al pari di un’opera essa stessa, essendo essa stessa il frutto dell’ingegno del traduttore.








