Il libro che sto per raccontarvi si svolge Gaza e ha come protagonista un libraio. Volendo potremmo già chiudere la recensione, lasciando i lettori a curiosare su come si svolga un mestiere circondato da un mondo che non sembra poterlo accogliere. Le bombe e i libri, la calma del libraio e il mondo intorno che si sgretola sotto i colpi della barbaria dovuta alla violenza.
Nonostante già questo incipit potrebbe portare alcuni a voler curiosare, aggiungo che il libro ha due percorsi estremamente interessanti.
Da un lato c’è la vita del libraio, che racconta a tutti noi cosa ha significato essere un palestinese nel dopoguerra, mostrando con dolcezza lo spostamento di un popolo, la ricerca di una casa, la necessità di costruire una f, fosse anche in un campo profughi.
Dall’altro è un’ode alla lettura, alla sua carica di novità, alla sua capacità di travalicare il tempo e lo spazio, portando la nostra mente lontano da realtà che a volte non sono luoghi o spazi dove valga la pena di rimanere “cit”.
E’ un libro che con dolcezza racconta la vita di un uomo, attraversa gli anni e gli spazi, racconta storie di famiglie distrutte dall’incertezza, la solidità dei vecchi che tentano con forza e orgoglio di mantenere una linea di condotta che sia pacifica e ragioevole, mentre il mondo intorno a loro si sgretola, la dignità scompare, l’umanità tramonta e lascia spazio alla ferina voglia di combattere per sistemare i torti.
Pregi del libro:
Il libro ha una capacità incredibile di portarci dentro di esso, dentro le pieghe del tempo e dello spazio, ci fa sentire piacevolmente a casa, in una casa dove ad accoglierci ci sono pile di libri, come una muraglia di cultura contro la mostruosità del presente.
Difetti.
Finisce troppo presto.
Conclusioni
Il libro scorre piacevolmente e non rimane che prenderlo e attraversare con l’autore lo spazione il tempo con esso.








