Chi è cresciuto tra Pianura Padana e Delta del Po lo sa bene: nulla eguaglia i nebbiosi, pesanti inverni che ricoprono come una coltre la terra umida e porosa calpestata dagli autoctoni che mai se ne vanno davvero di qui, se non con il cuore pesante e malinconico; non esiste fascino pari a quello di estati trascorse in un tempo sospeso tra zanzare e un effetto serra naturale che intrappola calore e pensieri negli strati più bassi dell’atmosfera.

Così non stupisce che Aurora e Teodoro, due vispi ragazzini alle prese con le vacanze estive, in un’assolata e pigra giornata come un’altra se ne vadano a visitare insieme ai nonni l’Oasi dei Fenicotteri Rosa proprio sul Delta del Po, riconosciuto paradiso per il birdwatching, il turismo lento e la biodiversità. Non fosse che, una volta arrivati, scoprono che il consueto colore carnicino degli eleganti volatili se ne è andato, lasciando il posto a una stramba e assurda policromia.
Così sorge spontanea la domanda: che cosa è successo?
Il primo esperimento per ragazzi – l’età di lettura consigliata è dagli otto agli undici anni – dell’autore Stefano Bonazzi è un’avventura nella natura che comincia con un colpo di scena, ovvero il cambio di colore dei fenicotteri. Un residuo delle origini narrative gialle e noir dell’autore, che per la prima volta si inoltra in un terreno di scrittura diverso con L’Oasi dove nascono i colori, edito da Giunti, arricchito dalle illustrazioni dai colori accesi e tratti naturali e spontanei di Alice Coppini.

L’autore Stefano Bonazzi con una copia del libro tra le mani
“Quando ho avuto modo di esplorare con più attenzione il meraviglioso (e spesso ingiustamente sottovalutato) territorio del Parco del Delta a seguito di svariate escursioni in lagune e zone di avvistamento – spiega l’autore – mi sono trovato al cospetto di un paesaggio maestoso: a tratti respingente, per altri versi ammaliante, dove il tempo sembra essersi fermato e la natura, nonostante i numerosi interventi umani, è ancora capace di ritrovare il suo equilibrio.
Penso sia stata proprio la resilienza innata di questa terra a spronarmi a scriverne, ovviamente traslando il tutto con un occhio decisamente più leggero e scanzonato in modo che anche i più piccoli, tra una risata e un colpo di scena, possano apprendere dei concetti per me fondamentali come il rispetto della biodiversità e di ogni forma presente in natura.”

Timbri a forma di fenicottero durante una presentazione del libro
Il colpo di scena alla base della storia genera uno spiazzamento negli adulti del romanzo che per anni sono stati abituati a concepire i volatili con quel dato colore, portandoli anche a compiere azioni pericolose come l’allontanamento e la cattura.
“È la paura di tutto ciò che è diverso o che esce anche solo un poco dagli schemi (tipica dell’essere umano, sic!, ndr.) a muovere i nostri tre giovani eroi a compiere una missione atta alla salvezza dei poveri pennuti che, dal canto loro, non hanno nessuna colpa! Colpa che li riguarda anche quando – prosegue Stefano -, spesso soggetti primari di storie per bambini e ragazzini, sono eccessivamente umanizzati.
E questo discorso va oltre quello della letteratura: basta aprire un qualsiasi social per vedere centinaia di video con ricci agghindati in abiti imbarazzanti, anatroccoli che indossano cappellini, uccelli addestrati a parlare la nostra lingua; per non parlare di tante altre specie, anche più selvatiche, che non nascono per essere addomesticate e che invece, proprio a causa della convivenza forzata con l’essere umano, ne subiscono fin dalla giovane età ciò che viene definito ‘imprinting’. Un fenomeno che nel tempo può portare l’animale all’incapacità di riconoscere e adattarsi al suo habitat naturale, con conseguenze decisamente pericolose per lo stesso.”
Ma dove ci si rifornisce, per creare un romanzo per ragazzi? “Da accanito lettore, nel libro ho inserito svariati riferimenti a figure iconiche dell’immaginario adolescenziale a partire da Peter Pan, incarnato nel personaggio di Raffo, mentre per quanto riguarda la struttura ‘esplorativa’, di certo L’isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson è stato un grande punto di riferimento. Permettendomi una piccola confessione personale, una delle creature che ho amato di più ultimamente è il Gruffalò di Julia Donaldson: oltre al suo buffo aspetto e all’umorismo geniale che scandisce il ritmo della narrazione, trovo che anche questa storia sia un perfetto esempio di come oggi si possa far passare ai più piccoli il concetto che ‘diverso’ non è sinonimo di ‘pericolo’ ma anzi, spesso è proprio nella scoperta di nuovi punti di vista che si realizzano le imprese più coraggiose”.

Bambini si divertono a colorare i fenicotteri dell’Oasi durante un laboratorio
Quanto trasmette Bonazzi in maniera leggera e divertente raccontando le gesta di Aurora, Teodoro e Raffo è l’importanza di aiutare ogni specie animale in difficoltà, proprio come i tre giovani eroi, ma anche, soprattutto, riconoscerne e rispettarne il proprio habitat naturale in modo che, una volta scampato il pericolo, essi possano tornare a vivere nel pieno rispetto del loro ciclo vitale e delle loro abitudini.








