Aiaccio

by Giorgia Pizzirani | 9 Mar 2026 | Interviste

Titolo:

Aiaccio

Autore:

Biagio Russo

Illustratrice:

Daniela Pareschi

Casa editrice:

Lavieri

Prima pubblicazione:

2022

Il circo: un mondo a parte, felliniano ante litteram, teatro di risa e lacrime. E’ questo il teatro dell’albo che racconta la storia di Angel e il suo alter ego Aiaccio, di Gypsy, dell’elefante Menelik e del cavallo Pegaso.
Senza parole di dialogo, non necessarie: gli occhi dolenti e curiosi degli animali, il sorriso tragico di Aiaccio, la sottile curiosità di Gypsy e la resa senza prigionieri di Angel dinanzi all’amore sono elementi che fanno dell’opera un albo da cinema muto e potente. Il mondo del circo Aladin, con i suoi protagonisti disegnati e attenti, mai uno per singola specie nella stessa tavola: Menelik è il testimone silenzioso di quanto accade tra i tendoni a strisce del circo, tra una piroetta e uno starnuto, tra nuovi arrivi e partenze definitive; quello stesso mondo del circo che tanto ricorda capolavori cinematografici come Freaks di Todd Browning (1932) o The Greatest Showman di Michael Gracey (2017).

Melancolia e psicologia del riso

I riferimenti alla settima arte calzano d’altra parte alla perfezione a questo libro dall’impalcatura scenografica: proprio dalla scenografia arriva infatti l’autrice delle illustrazioni, Daniela Pareschi.
“Un libro nelle mie corde – racconta – in cui mi sono messa alla prova con un nuovo editore (Lavieri, ndr.) – e mi sono confrontata con una modalità lavorativa diversa dal mio consueto: il progettare e realizzare ambienti, atmosfere e personaggi sul set è un mestiere condiviso, in cui tutte le figure si dialogano. In questo caso, non conoscere l’autore dei testi mi ha permesso di costruire un immaginario cui ho potuto imprimere una mia cifra stilistica: colori terrosi, disegni seriosi, immagini dalle proporzioni metaforiche come gli animali piccolissimi di fronte ai protagonisti umani, quasi fossero spettatori di una platea immaginaria e attenta.”

Ben più attenti, elefanti, giraffe, zebre e scimpanzé, di quella platea umana che con le sue miserie e aspirazioni è osservata dall’alto dall’occhio di Damiel, l’angelo che volendo vivere a colori decide di entrare a farne parte, stanco solo di farne esperienza teorica e convinto dal sentimento d’amore per la bella trapezista Marion. La trama del film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987) è una delle ispirazioni che ha guidato l’autore Biagio Russo nella scrittura della fiaba.
“Una storia senza tempo all’interno del macrocosmo protetto da una tela cerata a righe: il tendone del circo al cui riparo nasce una storia d’amore tra una trapezista e un clown, vegliata dai comprimari del mondo nomade in cui si compartecipa ai numeri, agli spostamenti. Alla vita, in ultima analisi.” – spiega l’autore. “Quello del circo è un mondo che mi affascina, sia nel suo lato magico e tensivo – atmosfere che ho ritrovato nel bel libro Appunti di meccanica celeste di Domenico Dara (Nottetempo, 2016) – che in quello terragno e verace di quello che accade quando si passa una certa soglia di autoimposta serietà, le barriere cadono e si attiva la psicologia della risata: tolta la cerata sotto ai piedi, Aiaccio finisce in una pozza di letame scatenando risate incontrollate del pubblico e allo stesso tempo la propria mortificazione. Ma è qui la morale della storia: poiché nessuno si salva da solo, sarà l’unica persona ad averlo amato davvero, la trapezista Gypsy, ad aiutarlo a rialzarsi”.

“Il pagliaccio ricordò lo spostamento d’aria contro il cielo di gomma a spicchi colorati…”

La storia di Gypsy e Aiaccio è la trasposizione in un’opera per adulti di disegni dalla dolcezza disarmante: non perché i bambini non possano avere il cuore spezzato, sperimentando sin dalla tenera età perdita e dolore, ma perché anche i grandi hanno diritto a sognare un finale diverso. E’ fiaba e poesia, amore corrisposto in cui due anime affini si trovano per poi lasciarsi subito dopo complice un incidente sul lavoro, in cui lei cade durante un’esibizione al trapezio. E qui avviene la trasformazione di Angel, da trapezista a pagliaccio, che fa ridere senza che lui lo scelga davvero. Condannato al riso per gli altri, e degli altri, l’acrobata diventa così Aiaccio il pagliaccio, assonanza e identificazione tra persona e personaggio, annullamento del vero sé tra ali posticce e cadute vere e fasulle che divertono, fanno trattenere il fiato, precipitano nella consapevolezza di solitudine, rassegnazione, amore imperituro. Fino a quando le due anime possono ritrovarsi: chissà se per scelta autonoma di Aiaccio che torna a essere Angel per l’ultima volta o se perché questa storia non sia mai davvero esistita, come viene suggerito al lettore in una delle ultime pagine. E la tela a fisarmonica del circo si gonfia per l’ultima volta, portata via da uno stormo di colombe vermiglio come una struggente storia d’amore.

Giorgia Pizzirani

Giorgia Pizzirani

Da dipendente in una libreria, traduttrice e redattrice free lance vive la propria vita circondata di libri – sta cercando di smettere ma pare non sia sulla buona strada.
Da lettrice si fa le ossa con fumetti, classici russi e fantascienza; oggi legge soprattutto narrativa per l’infanzia e saggistica scientifica privilegiando i testi di zoologia, testi che molto poco sembrano avere in comune; ma si sa che bambini e animali sono la parte più pura del mondo sempre capace di
insegnare, stupire e commuovere.
I pezzi di carta che adornano la sua vecchia stanza testimoniano maturità linguistica, dieci anni di pianoforte, diploma di teoria musicale al conservatorio, prima tesi di laurea in antropologia culturale e seconda in cinema di animazione e filosofia morale. Non paga, suppone ci sia ancora
spazio alle pareti.

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