Un ragazzino vivace, un genio un po’ arrugginito, una scelta alternativa che cambia prospettive e destini.
Momo e il genio un po’ così (ed. Il Pozzo di Giacobbe, 2026) è un libro per ragazzi con della scrittrice e docente Carolina Lo Nero e progetto grafico del giornalista Dario Barà, che in dialogo con l’illustratore Simone Maraffa realizza una veste di immagini e colori immediata, riconoscibile e accattivante.
Il libro fa parte della collana curata dalla diocesi di Cefalù che raccoglie sussidi e libri dedicati ai più giovani, rivolta a educatori e famiglie per accompagnarli alla scoperta del mondo e fornire loro strumenti interpretativi con cui affrontare domande, sfide, temi umani e sociali. Pensato per i bambini della scuola primaria, propone a tutti gli effetti una favola moderna che ha il pregio di avvicinare il giovane e meno giovane lettore al fenomeno, diritto fondamentale umano e universale, dell’emigrazione.
Compassione cristiana come impegno nel dare voce al grido di oppressione e ricerca di una vita degna
E’ proprio attraverso il Mediterraneo, mare che detiene l’oscuro primato di rotta migratoria più letale al mondo, che arrivano dall’Africa i veri protagonisti della storia di Momo, fondata sulle loro testimonianze raccolte dagli autori e da don Giuseppe Licciardi, direttore della comunità Regina Elena e Carlo Acutis di Cefalù.
Ci sono Ausman e Abdul, che attraversano il deserto del Sahara; il primo in fuga dalla Guinea e da un patrigno violento, il secondo insieme alla zia, fidandosi di guide improvvisate e mendaci. E ci sono Mohamad che parte dalla Costa d’Avorio e Youssef, che arriva dalla Tunisia. Sono arrivati tutti in Italia in qualità di minori stranieri non accompagnati tra 2023 e 2025; prima a Lampedusa e poi a Trapani, per approdare infine a Palermo, dove sono stati accolti dalla comunità gestita da una fondazione con a capo la diocesi.

Momo e il genio un po’ così, copertina
Oggetti animati, animali con nomi umani e archetipi fiabeschi costruiscono la storia del piccolo protagonista Momo, abitante di un villaggio, che viene convinto a cercare un tesoro da un misterioso uomo dalle dimensioni di un armadio. Aiutato dai famigli, naturalmente parlanti – un pappagallo e un coniglietto – e da un genio alquanto insolito, Momo scoprirà che deve prestare molta attenzione alle persone a cui sceglie di dare fiducia: la promessa dell’oscuro personaggio è fasulla, e sarà proprio il genio, imperfetto e in questo estremamente umano, a metterlo in guardia e indirizzarlo sulla giusta strada. Così, da persone in carne e ossa si arriva alla sublimazione su carta: delle figure positive che hanno aiutato i ragazzi nella propria personale odissea; e delle figure negative, che hanno rappresentato gli ostacoli allo scioglimento finale, in cui si compie il destino del protagonista.
Leggere, condividere e ascoltare in ambito scolastico: attraverso l’educazione si costruisce l’abitudine a costruire ponti e non muri
Tre linguaggi differenti raccontano altrettanti livelli di lettura che possono accompagnare bambini e adulti perché, si sa, le fiabe fanno bene a grandi e piccini, come spiega Carolina appena terminato l’incontro con una scolaresca al Salone del Libro di Torino 2026.
“Il primo, quello del genere: è una favola che di essa conserva gli aspetti classici – una situazione iniziale che evolve in una tensione narrativa che si snoda e si scioglie in una conclusione che insegna una lezione, una morale” – precisa la docente. E che si fa strada, secondo aspetto che ci premeva sottolineare, in un contesto contemporaneo, inserendosi nella realtà dell’emigrazione e che riflette una accoglienza talvolta difficoltosa da un punto di vista pratico, non tuttavia per un bambino. Il problema dell’integrazione con chi arriva da una terra lontana, terza e fondamentale chiave di lettura, ce l’hanno gli adulti, non certo i più piccoli ancora privi di sovrastrutture sociali e culturali. E allora, perché non proporre una favola in cui il protagonista è di colore?”.

Con i protagonisti al Salone del Libro di Torino 2026 – Carolina Lo Nero, don Giuseppe Licciardi, Ausman, Mohamed
I sei capitoli del libro sono completati ciascuno da due sezioni di attività, pensate per coinvolgere direttamente i lettori: la prima, intitolata Tre parole con Abdul, che invita allo sviluppo di capacità empatiche e alla consapevolezza attraverso la riflessione personale e la scrittura; la seconda incentrata invece su giochi e attività pratiche laboratoriali da svolgere in classe o in famiglia: sono piccole chicche, veri e propri avvertimenti infografici – interessante ritrovare ritrova nella grafica la figura dell’Aiutante, altro archetipo fiabesco – e divertimenti pensati per alternare il testo scritto favorendo ugualmente la concentrazione
“Essere a casa non significa solo avere un posto dove stare… Casa è il posto dove trovi accoglienza e compagnia e non ti senti mai solo.”
I desideri, elemento imprescindibile quando c’è un genio di mezzo – per quanto pasticcione e distratto, ma sempre genio rimane – sembrano chimere e come tali irraggiungibili, ma questa storia come altre ci racconta che spesso un desiderio si può realizzare anche per vie trasversali, e magari in un modo completamente diverso rispetto a come lo abbiamo sempre immaginato. I sogni si possono modificare, perché no? E magari scopriamo che la nuova prospettiva, o il nuovo obiettivo da perseguire, sono più affini ai nostri desideri e hanno aspetti differenti da quello che ci eravamo sempre immaginati.
Così la serendipità, l’inaspettata e fortuita occasione di trovare qualcosa mentre siamo alla ricerca di altro, corre anche tra le strade di un racconto moderno e ci insegna che trova non solo chi cerca, ma anche chi ha certezze che possono essere modificate in corso d’opera.
“Un quarto livello di lettura altrettanto interessante – conclude Carolina – riguarda le prospettive dei genitori nei confronti dei propri figli, spesso intrappolati in ambizioni e prospetti che non li riguardano e che soprattutto sono avulsi dai loro stessi desideri. Un ridimensionamento di carichi di studio ed extra che tante volte bambini e ragazzini si ritrovano a seguire per accontentare gli adulti, esulando da loro stessi. Provare, credere e fare restano gli obiettivi da perseguire: nessuno è perfetto, nemmeno il genio della lampada, ma tutto può essere raggiunto con costanza, determinazione e impegno”.
Lo sguardo complessivo alla realtà, sempre in maniera propositiva e carica di fiducia nonostante le avversità, resta la prima lezione da imparare leggendo un libro minuto nella forma e gigantesco nel contenuto.