Grufola, rotola e si rotola, scava e ara; edificatore e demolitore allo stesso tempo, esploratore e assaggiatore, sa riconoscere sé stesso di fronte a uno specchio e ha notevoli capacità di apprendimento: tutte queste cose è e fa il maiale, contraddittorio protagonista del libro che ne porta il nome, con le parole di Sara D’Angelo e le illustrazioni di Daniela Pareschi.
L’autrice, attivista e coordinatrice della rete dei santuari di animali liberi Vita da cani, cui è destinata parte dei proventi della vendita del testo, esplora ogni particolarità di questo mammifero che figura, con triste primato, tra gli animali da macello più sfruttati dall’uomo.
Simbolo di sfruttamento, metafora dell’uomo che ancora non si libera di una condizione di sfruttatore
“In letteratura, spesso il maiale rappresenta una metafora della società o della condizione umana”.
“Da grande amante degli animali scrivo i miei testi – approfondisce l’autrice – relativamente a quelli di cui ho conoscenza diretta grazie a esperienze di volontariato.
L’albo è uno dei titoli della collana Gaia, serie di fascicoli che la casa editrice Logos dedica ai lettori dai sei anni in su, sul tema degli esseri viventi; con un punto di vista narrativo capovolto, ovvero non antropocentrico. Altri testi della collana raccontano di altri animali da reddito – dalla Pecora alla Gallina -, oltre alla struttura dei santuari, ovvero rifugi che ospitano e accolgono animali da allevamento e da reddito allo stato semibrado; diventando quindi luoghi in cui gli animali si autoliberano e rinascono a nuova vita, facendo la loro resistenza.
L’idea – prosegue – è quella di sovvertire una narrazione a cui siamo da sempre abituati, centrandola sulla prospettiva dell’animale e non dell’uomo, conferendo così non solo un’originalità del soggetto ma anche una dignità del singolo animale, nell’ottica di una mappatura degli esseri viventi.”
“Così il maiale attraversa miti, poemi e leggende…”
Nelle parole di Sara D’Angelo si alternano notizie tecniche e nozioni enciclopediche, con anche incursioni nella branca dell’anatomia e della morfologia; e notizie curiose, aneddoti, racconti sulla mitologia di questo animale, considerato sacro in antiche culture e tradizioni, tra cui quella cinese in cui assume il nome di Maiale di Dio (“shez dzu”), quella dell’antico Egitto, che lo vedeva incarnare la dea del cielo Nut, oltre a essere sacro agli dèi Seth e Toth; e legato alla figura di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, tra i cui attributi iconografici figurano al suo fianco un maialino o cinghiale.
Che si tratti del suino nero sardo o della mora romagnola; il potamocero africano o il facocero che tanto ci ha fatto divertire nella figura di Pumbaa del Re Leone, le nozioni e onoscere meglio questi animali e cercare per quanto possibile di modificare le abitudini alimentari, prendere consapevolezza dell’intelligenza e sensibilità che gli sono connaturate, non voltarsi dall’altra parte quando leggiamo notizie o veniamo a conoscenza di quanto accade ogni giorno negli allevamenti intensivi, tra questioni etiche e criticità ambientali – ricordando che l’80% della carne consumata in Italia arriva da allevamenti intensivi – o in casi di abbattimenti forzati in casi di peste suina africana.
“Questo – conclude l’autrice – è sicuramente uno dei motivi per cui l’albo viene considerato un testo difficile, proponendo in un libro illustrato ‘per bambini’ una verità semplice e terribile: che non solo l’uomo non può e non deve essere il perno di una decisione che coinvolga altri esseri viventi, ergendosi a giudice supremo; ma anche che voltarsi dall’altra parte è un gesto tanto banale quanto dannoso”.
Un modo creativo per veicolare informazioni
A una scelta autoriale così netta corrisponde un progetto illustrativo altrettanto definito e creativo: sono le illustrazioni della illustratrice ferrarese di origine e genovese di adozione Daniela Pareschi ad affiancare il testo di D’Angelo, dando vita a un progetto ditattico e artistico. “Ho raccontato con disegni di taglio poco concettuale e molto interpretativo, con punte di autoironia colte dalla vita di ogni giorno” – spiega Pareschi. “Ho per esempio scoperto che le ombre proiettate dalle automobili parcheggiate lungo la strada formano, con lo specchietto che diventa un piccolo orecchio e il triangolo di luce sul finestrino che si trasforma in un occhio, un esercito di tanti piccoli maialini che punteggiano l’asfalto grigio. In ultima analisi anche questo è illustrare, mettendo parte di sé e della propria immaginazione in ciò che si traspone su carta”.








