I cecchini del weekend. L’inchiesta sui safari umani a Sarajevo

by Federico Felloni | 1 Giu 2026 | Interviste

I cecchini del weekend cover libro

Io ho sentito che i bambini costavano di più. Si pagava il doppio. […]
Chiedendo a un soldato […] mi ha detto che la cifra in questo momento potrebbe andare su circa 100mila euro, che in quel momento ho sentito che per uccidere un bambino dovevi dare il doppio e te lo sceglievi tu.
Che diceva che c’era solo una regola: quando la mamma va a prendere l’acqua, esce dal palazzo, loro escono a giocare, escono fuori in strada a giocare”.

 

Qual è il valore della vita di un uomo? E quella di un bambino? Quanto vale una madre che esce frugalmente per fare provviste durante un assedio, durante un massacro impari, con una popolazione intrappolata nella gola di una valle e quella che fino al giorno prima viveva con lei, insieme a lei, che le spara addosso prendendo la mira dai palazzi della strada principale?

Questo è il contesto in cui scrive Ezio Gavazzeni, scrittore e giornalista nato a Milano e attivo dagli anni Ottanta, che con I cecchini del week end (PaperFIRST) ha riaperto una ferita mai sanata per la straordinaria popolazione di Sarajevo.

 

Ezio Gavazzeni presenta il libro alla libreria Libraccio di Ferrara, 27 aprile 2026

 

Durante l’assedio di Sarajevo (1992-’96), ricchi stranieri provenienti da tutti i Paesi occidentali, ma in particolare italiani, hanno pagato somme ingenti per affiancare i cecchini dell’esercito serbo bosniaco e sparare alle persone inermi della città bosniaca. Una tragedia inserita nella già immane tragedia dell’assedio durato 1.425 giorni (circa 3 anni e 10 mesi), il più lungo nella storia contemporanea.

 

L’uomo, l’animale più pericoloso tra tutti

 

Il libro ha riaperto una inchiesta dormiente e ha già prodotto indagati in Italia e in Europa ma, soprattutto, scoperchiato l’orrore della banalità del male: senza voler scomodare la filosofa Hannah Arendt che ha coniato questo termine appare agghiacciante, è emerso che le vittime venivano colpite non per odio ideologico diretto o per follia omicida in battaglia, ma per noia, per brivido o come macabro e assurdo trofeo di caccia.
I cosiddetti “turisti della morte” erano persone insospettabili, benestanti e perfettamente integrate nella società, che partendo al venerdì spesso tornavano in tempo per il pranzo in famiglia della domenica dopo aver tolto la vita a innocenti.

Ho avuto modo di recarmi più volte a Sarajevo; qui ero stato messo al corrente, per la prima volta, di questa realtà nascosta da Nermin Kahriman – guida turistica, attivista e divulgatore bosniaco nato in Italia e che con le sue parole apre il volume di Gavazzeni ricordando come in questo drammatico gioco perverso uccidere un bambino aveva un costo economico superiore. Oltre a essere la preda più ambita…

Dopo anni di ricerche e approfondimenti, Ezio Gavazzeni ha deciso, insieme alla pubblicazione del libro, di consegnare un dossier alla magistratura italiana.
La notizia, emersa una prima volta negli anni Novanta, era infatti poi riaffiorata con forza nel 2022, quando il regista sloveno Miran Zupanič presentò il documentario Sarajevo Safari (girato nel 2022 tra Slovenia e Bosnia ed Erzegovina). Qui Gavazzeni aveva contattato il regista, raccolto testimonianze, incrociato fonti e, con l’aiuto della criminologa Martina Radice, costruito il profilo dei presunti cacciatori.
“È stato allora – racconta il giornalista – che ho deciso di denunciare”.

Le testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni delineano un fenomeno di mattanza in tutta la sua completezza, dall’organizzazione allo svolgimento; facendo capire al lettore come la cosa fosse impossibile senza il concreto aiuto delle forze paramilitari serbe che assediavano la città, generando un orrore suppletivo a quello già immane che è stato il conflitto etnico in Bosnia.

 

Ferite aperte e rinascita

 

Un conflitto che reca ancora le sue tracce evidenti nelle strade di Sarajevo, fra palazzi con ancora i segni delle pallottole sulle facciate crivellate; alle “rose di Sarajevo” che colorano di rosse le strade dove esplosero granate e le bombe che falcidiarono la popolazione civile. Una popolazione orgogliosa quella bosniaco erzegovese, giovane e proiettata al futuro senza scordare il tragico passato; nelle chiacchierate con Nermin l’aspetto che più colpisce è che a Sarajevo tutti conoscevano la storia dei turisti-giustizieri: “L’hanno sempre saputo, ma per trent’anni lo hanno taciuto, per riserbo o per vergogna. Ora, con questo libro, sentono che qualcuno li sta finalmente ascoltando”.

Federico Felloni

Federico Felloni

Da sempre convinto di sedere dalla parte giusta della storia, si spende con alterne fortune tra politica e impegno sociale.
Dopo un diploma che gli consente l’autosussistenza culinaria fanno seguito studi di Giurisprudenza – mai scelta fu più sbagliata – e quelli, più centrati, in Business and Management all'Università del Delaware con sede a Milano.
Rientrato a Ferrara dirige per sedici anni la stagione teatrale della Sala Estense e la programmazione estiva della rassegna Ferrara Estate; nel contempo apre e gestisce una libreria da cui fiorisce una casa editrice tutt’ora attiva, che prende il nome dalla splendida via medievale che ne era la sede.
Dal 2019 è presidente del Consorzio Eventi Editoriali, che cerca di fare del motto “cultura diffusa” il proprio obiettivo di lavoro e di produzione.
Dicono di lui che sul palcoscenico non fosse poi da buttare via, ma i testi preferisce editarli piuttosto che portarli in scena.

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