La scarpa

by Giorgia Pizzirani | 23 Mar 2026 | Interviste

Titolo:

La scarpa

Autrice:

Valentina Maselli

Illustratrice:

Daniela Pareschi

Casa editrice:

Lavieri

Prima pubblicazione:

2022

Strada, edicola, palo, scarpa. Una traiettoria che può condurre a scenari infiniti.
L’edicolante del paese nota una mattina una scarpa spaiata sul marciapiede, e con lui altri passanti incappano nell’oggetto immaginandone la storia che l’ha condotta fino a lì, ciascuno con i propri pensieri.
A sinistra il testo che ipotizza, semina idee, pungola l’immaginazione.
A destra le immagini: un racconto realistico o solo un divertissement?
Valentina Maselli, autrice del testo, aveva pensato di sviluppare la storia di una scarpa abbandonata per uno spettacolo teatrale, ma è inciampata in una diversa struttura narrativa.

“Ho cominciato – racconta la regista, attrice e autrice – a interrogarmi sul pensiero ricorrente di poter trovare, lungo la strada, una scarpa abbandonata. E seguirne gli intrecci, fin dal principio: tolte le ipotesi di un incidente o un abbandono da parte di un bambino sbadato o capriccioso, le possibilità e le ipotesi si fanno infinite. Come ci è finita lì una scarpa? Chi l’ha lasciata al proprio destino? Era di fatto un’occasione per scoprire come uno stesso oggetto scatena domande e risposte diversissime, e raccontarle. Quando buttai i primi appunti di questa storia era il 2006; e no, la narrazione finale non è mai diventata uno spettacolo teatrale, ma un album che della pièce conserva la struttura grazie alle illustrazioni originali di Daniela Pareschi.”

 

Parole e immagini che dialogano in armonia, senza conoscersi

Narrazione e disegni procedono, nella Scarpa, parallele senza mai scivolare nel didascalico.
Colori vivaci su disegni seriosi, anche se rassicuranti, nelle loro forme tondeggianti e i tratti pieni. Particolari mai semplicemente a contorno del soggetto principale, ombre che si stagliano decise su un muro senza altre certezze, in questo percorso narrativo che lascia libero il lettore di immaginare, e darsi una spiegazione, seguendo fantasia pura o logica priva di qualunque dubbio.
Un albo complesso nella struttura e nelle domande che pone al lettore che ne apre le pagine: spesso adulto, ma non necessariamente suo destinatario unico.
“I bambini che sono incappati nella Scarpa lo hanno amato nonostante l’evoluzione non lineare, la sua non-fine, il senso di sospensione che lo attraversa, le domande che restano senza risposte – senza per questo essere un problema. Mia figlia stessa lo legge e lo rilegge trovando ogni volta dettagli che alla lettura precedente non aveva notato, e questo è il senso profondo di ogni lettura, se ci pensiamo: scoprire elementi sempre nuovi, aprire spazi di pensiero, non fossilizzarsi su una unica interpretazione (la nostra, nello specifico)”, riflette sempre l’autrice.

 

Punti di vista

E’ chiara nel percorso in cui ognuno dei passanti incrocia la scarpa quale sia l’urgenza dell’autrice, che ne fa una lotta da portare avanti. In sintesi la vera domanda che il lettore si pone leggendo è: cosa è successo a quella calzatura, e perché è lì da sola, senza il proprio complementare? Ognuno di essi si pone domande e ne immagina il percorso, ma nell’ultima pagina non ci verrà svelata la sua provenienza, né cosa le è successo mentre il lettore era impegnato a immaginare. Ma nessuno ha ragione, “ed è importante che nessuno l’abbia”, specifica Maselli.

 

Che cosa possiamo imparare?

Quale sia la morale della storia, è presto detto:
“La polarizzazione del pensiero – conclude Maselli – è pericolosa: perché appiattisce, appaga l’ego, esclude il dubbio e la curiosità da riletture future. Vale per ogni libro e vale nella vita. Una volta data e accettata una risposta su un tema allora tendiamo a chiudere la pagina e darla per definitiva, dimenticandoci spesso che le interpretazioni e risposte di altri lettori, di altri esseri umani, hanno altrettanta validità e dignità di considerazione. Non limitiamoci a dire la nostra, continuiamo a cercare e non sentiamoci sazi della nostra visione, perché ci stiamo precludendo molto.”

 

 

Giorgia Pizzirani

Giorgia Pizzirani

Da dipendente in una libreria, traduttrice e redattrice free lance vive la propria vita circondata di libri – sta cercando di smettere ma pare non sia sulla buona strada.
Da lettrice si fa le ossa con fumetti, classici russi e fantascienza; oggi legge soprattutto narrativa per l’infanzia e saggistica scientifica privilegiando i testi di zoologia, testi che molto poco sembrano avere in comune; ma si sa che bambini e animali sono la parte più pura del mondo sempre capace di
insegnare, stupire e commuovere.
I pezzi di carta che adornano la sua vecchia stanza testimoniano maturità linguistica, dieci anni di pianoforte, diploma di teoria musicale al conservatorio, prima tesi di laurea in antropologia culturale e seconda in cinema di animazione e filosofia morale. Non paga, suppone ci sia ancora
spazio alle pareti.

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