Inizio la prima recensione di una quartina di un premio letterario. Da qualche anno il Post (giornale online che consiglio di leggere) ha istituito un premio letterario dedicato a libri che raccontano il mondo e cercano di spiegarlo. Trovate tutte le informazioni e i dettagli sui libri in finale a questo link
Il saggio
Il primo che ho letto è un saggio che parla di edilizia, di urbanistica e di spazio urbano.
Parte da un titolo che è già molto espressivo della teoria che l’autrice La città è di tutti. In questa prima parte del testo si capisce che la percezione e la teoria proposta dal libro è che lo spazio in cui ci muoviamo, all’interno delle democrazie, deve essere uno spazio accessibile, fruibile e godibile da tutti coloro che della comunità fanno parte.
Una tesi importante che appare radicale oggi che gli spazi gratuiti si stanno sempre più restringendo, che le costruzioni pubbliche, le aree dismesse, le piazze e interi quartieri vengono acquistati al kilo da gruppi immobiliari enormi, con l’idea di creare esperienze sempre più dedicate a chi è in grado di acquistarle. Con abilità l’autrice apre il pensiero e allarga le opportunità degli spazi gratuiti paragonandoli a sistemi di welfare sociale, potenti strumenti per rendere le vite nelle città più affrontabili anche da chi ha limitate risorse economiche.
Il libro si concentra inoltre sulla necessità di eliminare le barriere sociali attraverso interventi mirati che tendono a mescolare i ceti sociali e non isolarli, evitando di creare incolmabili lacune che creano malessere e differenze sociali che inevitabilmente si trasformano in disagio e incomunicabilità con l’altro, che esso sia il “povero” o lo “straniero” (quando le cose non siano già coincidenti).
Altra osservazione che il libro pone è che le scelte dei comuni, degli stati, sono fondamentali affinché il mercato non si muova verso l’unica vera sostanza che può sedarlo: il profitto. Non si chiede quindi agli stati di sborsare di più, ma di chiedere a chi vuole generare profitto una moneta di scambio più equa, una capacità di creare integrazione mentre si cerca di soddisfare una richiesta di spazi esclusivi e ben pagati.
Criticità
Il libro si legge bene nonostante sia un saggio, anche se mi rendo conto che il linguaggio è molto aulico, a me piace onestamente, però rischia di perdere la forza per cui è nato: cercare di cambiare le cose.
Il linguaggio così strutturato potrebbe allontanare un pubblico meno abituato alla lettura, dimenticando che anche i nostri decisori spesso non hanno tempo né capacità per decifrare determinati passaggi.
Un secondo punto che mi sento di criticare è che a un certo punto il testo diventa estremamente sicuro nell’esposizione delle soluzioni, come se una corretta modifica dell’urbanistica potesse da sola risolvere qualsivoglia problema. Probabilmente aiuterebbe ma cadremmo in un errore madornale se pensiamo che possa bastare (è vero che le scienze tendono a leggere la realtà e i suoi problemi secondo un definita prospettiva, attraverso cui anche le soluzioni vengono trovate ed esposte).
Per questo il testo che di per sé poteva essere un classico da far leggere nelle università di architettura e ingegneria, perde un po’ di forza e presta il fianco a considerazioni che potrebbero renderlo meno interessante.
Conclusione e voti.
Rimane quindi un buon testo ma a mio parere non rivoluzionario e neppure epocale, peccato perché le tesi sono molto affascinanti.
Voti:
- Struttura e tesi: 7
- Scrittura: 6
- Potenziale di cambiamento sociale: 5
- Complessivo: 6,5
In una frase: Fa riflettere ma si allontana lentamente dal lettore.








