Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa.
Cesare Pavese – Il diavolo sulle colline – 1948, da La bella estate.
Guido a bassa velocità, stanco di cambiare le marce e spingere la frizione, scegliendo ad ogni incrocio la strada più stretta e priva di indicazioni, spero di perdermi definitivamente in un buco nero di antimateria, magari nel Mezzano, un vasto territorio desolato che un tempo era un’immensa zona umida che unita alle Valli di Comacchio costituiva un piccolo mare salmastro. Quando sono triste entro nel cuore nero di questo nulla sotto il livello del mare, percorro Via Fosse e giro a sinistra, seguo l’indicazione di un impianto Eni per l’estrazione di gas ormai dismesso, dopo un paio di chilometri arrivo a un cippo che commemora un Capitano dell’Aeronautica dal nome che è già una poesia: Angelo Mirasole.
Nel 1982 perse la vita su un Lockheed F-104 Starfighter, velivolo supersonico dalle prestazioni eccezionali e dall’aerodinamica al limite, complicato da gestire, non perdonava alcun errore, su circa 2500 esemplari prodotti costò la vita a circa 400 piloti, 116 nella sola Germania, soprannominato simpaticamente Fabbrica di vedove. Mirasole precipitò nel campo riuscendo solo a evitare di inabissarsi nel Collettore Fosse, opera di bonifica che tiene all’asciutto una zona paludosa per vocazione naturale.
Quando penso che la mia vita sia davvero sfortunata mi siedo davanti al monumento e leggo la lapide, A perenne ricordo il 5° Stormo pose, senza alcun costrutto da parte mia, visto che non credo a nulla e le preghiere mi sembrano filastrocche dementi. Ma a consacrare questa bara volante ci ha pensato Eugenio Finardi che ne canta, dimostrando una certa intolleranza generale, ma va detto che nel 1981 si poteva ancora essere così arrabbiati e intolleranti:
Vorrei comprare un F-104 a reazione
E mitragliare con precisione
Le risse da concerto e da pallone
Gli esperti della televisione
Il rompiballe moralista, l’idiota giornalista
Il chitarrista di banda armata
Sarebbe bello avere il dito sul pulsante adesso
Questa gente ce l’abbiamo addosso
Nel testo non trovo riferimenti alle carenze progettuali del velivolo, ma solo a quelle performative, senza mai nominare quelle maledette alette risicate e affilatissime, mentre Francesco De Gregori in un pezzo del 1976 fa riferimento a un pilota inabissato dalle parti di San Vito lo Capo. Ma a farmi conoscere questo posto nascosto della nostra Dead Valley non è stato un cantautore sensibile, è stato tale Kiodo Chiodini, un fotografo che non fotografa, oppure fotografa pochissimo e non sapresti dire se per pigrizia o perché segue delicate filosofie dell’inerzia e dell’abbandono che spiegarvi bene come lo fa lui, non saprei, è come se mi dicesse che è l’impegno profuso in un obbiettivo chiaro e definito nell’arte fotografica a rovinare tutto, preferisce fotografare quello che non capisce, sono queste terre piatte e respingenti a sussurrargli cose che coglie solo lui.

Mezzano presso Cippo Mirasole
Oltre che amante di queste lande piatte e per nulla ombreggiate punteggiate da minacciosi cartelli Strada proprietà privata, si perde anche su carta, consulta antiche mappe che servono solo a perdersi comunque, ma con più classe, forse proprie a causa di una eccessiva cura dei dettagli, vengono indicati singoli poderi, casette dell’Ente Padano, una di queste era denominata Cagne magre, un riferimento alla Divina Commedia. A meno tu non sia un contadino o un ladro, nessun motivo potrebbe portare un essere umano a sondare questa area, i pick up rallentano e il guidatore ti fissa con sospetto, potresti essere un ladro di attrezzature agricole, tranquillo colono, non ho nessuna intenzione di rubare il Same che usava già tuo nonno, e non mi interessa nemmeno il rame presente negli impianti idrovori di bonifica. Vengo in pace.
Potrei morirci qui in agosto, si toccano i quaranta gradi, non c’è un bar, nulla di nulla, pochi alberi, le colture di mais, grano e orzo non danno refrigerio, sembrano rubarti ossigeno, nessuno ti raccoglie se hai un malore, gli indigeni o i lavoranti stagionali, ti trovano morto o a tirare gli ultimi, disidratato. Si limiterebbero a muoverti con un calcio per guardarti in faccia e identificarti, li vedo con la pelle scavata dalle rughe, un cappello da cow boy, uno stuzzicadenti in bocca e il Same parcheggiato sul filo di un argine.
Saresti lo straniero arrivato da turista, o da ficcanaso generico, senza capire in che guaio ti sia cacciato.
Quando riprendo la strada ancora più confuso, quando sembro aver perso ogni riferimento geografico, vengo colto da precise illuminazioni riguardo i grandi misteri della vita, tipo il mistero della morte e di come sia legata a dettagli, di come tutto continuerà ad esistere anche dopo la nostra dipartita, a meno che un’Apocalisse tanto totale quanto democratica faccia un conto unico, ed ecco comparire per magia nera, un maledetto scorcio familiare. Si tratta di un incrocio tenuto su da una strada provinciale che arriva ai lidi ferraresi, quella che nei fine settimana si intasa si gente alla disperata ricerca di un ombrellone e di un fritto misto, per poi svuotarsi nei giorni lavorativi, ma la prendo nell’altro verso e mi riporta a casa.

Saverio Fattori, 22 marzo 2026, Strada Maè, Valle Umana
Fotografie di
© G. Chiodini
@ kiodoquellovero
* Traccia fantasma di Valle umana, edito da Eris nel 2025, ed estrapolazione di una riscrittura in corso su Alienazioni padane, pubblicato per la prima volta nel 2003 da Gaffi.
Io ce l’avevo nella memoria tutto quanto, ero io stesso il mio paese: bastava che chiudessi gli occhi e mi raccogliessi… per sentire che il mio sangue, le mie ossa, il mio respiro, tutto era fatto di quella sostanza e oltre me e quella terra non esisteva nulla. Cesare Pavese, La Langa – 1946, da Feria d’agosto








